“Ero in carcere…”

A partire dal dicembre 2019, alcuni frati in formazione di questa nostra comunità collaborano con la cappellania della casa circondariale di Mantova, in via Carlo Poma.

Quello della cappellania del carcere è un servizio svolto da preti diocesani, religiosi e laici che su mandato del vescovo operano in nome della Chiesa tutta in una realtà che spesso non si conosce abbastanza, eppure è proprio al centro della nostra città!

La cappellania è guidata e coordinata dal cappellano nominato dal vescovo e si occupa di svolgere un servizio di assistenza spirituale in carcere. Ma cosa vuol dire?

È innanzitutto Gesù stesso che pronuncia queste parole: “ero in carcere e siete venuti a trovarmi” (Mt 25, 36). Il senso dell’andare lì come Chiesa è dunque quello di scoprire e riconoscere in tante vite e storie (e sono storie il più delle volte complicate, fragili, tormentate fin dall’infanzia) la storia di Gesù stesso. È lui che si fa presente in quelle storie. Spesso Gesù ci appare nei Vangeli come un uomo incompreso dalla gente, considerato un poco di buono, giudicato e condannato dalle autorità del tempo, e infine tradito dai suoi stessi amici.

Gesù nella sua vita non smette mai di pregare e di gridare al Padre di essergli vicino, e forse il vero compito della cappellania del carcere è quello di far risuonare forte questo grido nelle persone: “Fa’ uscire dal carcere la mia vita,
perché io renda grazie al tuo nome” (Sal 142).

Si tratta infondo del grido di ciascun uomo, anche se segnato dalla colpa commessa e dal male provocato, ed è un grido che dice ad ogni ora del giorno “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.

I sentimenti di molte delle persone che si incontrano in carcere vanno dal senso di colpa, alla percezione di essere abbandonati e soli; dalla rabbia per se stessi e per gli altri, alla consapevolezza di aver sbagliato e di voler ricostruire una vita diversa; dal terrore di sentirsi marchiati per sempre una volta usciti, alla mancanza della famiglia e dei figli che non dà pace.

In quanto cristiani, la Parola non può darsi (né dirsi) senza carne, per cui la vicinanza della cappellania si rivolge a credenti e non credenti, e in rapporto aperto e sincero con direttore, comandante, agenti, educatori, volontari e tutti coloro che lavorano e operano nella casa circondariale.

La capellania è sostenuta dall’aiuto economico della Caritas di Mantova e da tanti piccoli benefattori e simpatizzanti. Tutti insieme assicurano con generosità vestiario, prodotti per l’igiene e contributi per le spese personali per coloro che sono nel bisogno e lo richiedono (senza distinzioni), e cercando di offrire prima di tutto un cuore che ascolta chi si ha davanti.

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